Uno spettacolo intergenerazionale

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RIVIVI | Gorla è un progetto che vuole anche raccontare il quartiere e i suoi abitanti, così come le realtà partner che sul territorio rendono possibile non solo l’accesso a forme solidali di mutuo aiuto ma anche di cultura e arte.

Il Teatro Officina è una di queste realtà. Abbiamo già intervistato Daniela Airoldi Bianchi per farci narrare la storia del Teatro Officina e delle sue iniziative nel progetto RIVIVI. Questa volta abbiamo intervistato Margherita Roverselli, giovane cantante lirica e attrice, sullo spettacolo “Tirare la corda” in cui lei è coprotagonista assieme al rapper Pietro Versari, in arte “Sorcio”.

“Tirare la corda” è uno spettacolo che affronta il tema dei comportamenti a rischio presenti nel mondo giovanile, dall’abuso di sostanze, alla guida in stato di ebbrezza ed è uno spettacolo “particolare” sotto molti punti di vista.

“Abbiamo fatto in modo di offrire ai ragazzi uno spettacolo che parlasse di loro e non solo a loro, per permettergli di partecipare come pubblico limitando il più possibile la sensazione di sentirsi giudicati. Lo abbiamo fatto evitando di parlare ai più giovani dall’alto.” ci spiega Margherita. L’età degli attori, che del mondo giovanile fanno parte, è già un grande passo per avvicinare il pubblico a cui lo spettacolo è destinato.
Uno spettacolo non didascalico, che racconta in maniera orizzontale le problematiche dei giovani senza mai scadere nell’effetto “pubblicità progresso”.

“Abbiamo fatto un lungo lavoro di ricerca per preparare lo spettacolo, leggendo saggistica e confrontandoci con adolescenti e preadolescenti attraverso dei focus group”, racconta Margherita parlando di ragazzi e ragazze che frequentano i Centri di Aggregazione Giovanile gestiti da cooperative sociali, tra cui Tempo per l’infanzia, altro partner del progetto RIVIVI.

Il progetto, ideato da Daniela Airoldi Bianchi e trasformato in spettacolo da Enzo Biscardi, racconta di un concorso in cui i protagonisti della storia, “Sara e Snacky, due cantanti con stili differenti, si ritrovano a dover collaborare obbligatoriamente per comporre e cantare una canzone sulle notti fragili dei giovani, pena l’esclusione dal concorso.” Lo spettacolo mostra i 21 giorni che precedono la consegna della canzone durante i quali i due personaggi (nati grazie a un lavoro di rielaborazione dei vissuti raccolti durante i focus group) si confronteranno e scontreranno spesso. Talvolta parleranno di divertimento e rischio in modo distaccato, altre volte racconteranno di sé mostrando in modo più intimo alcuni vissuti personali, segnati in modo profondo da comportamenti a rischio.

“Tirare la corda” nasce come progetto per le scuole milanesi e, nonostante i problemi dovuti alla pandemia, è riuscito a debuttare a ottobre 2020. “Un’occasione di crescita” racconta Margherita “per due giovani attori, ma anche un’importante momento di condivisione con i giovani, grazie al confronto con il pubblico che segue sempre lo spettacolo”.
“Il tema crea dibattito, ci permette di ragionare a tu per tu con il pubblico, e vuole anche provare ad essere un aiuto per i genitori, che spesso non hanno modo di parlare con i propri figli di tematiche così personali e delicate” conclude Margherita. In molti tra gli adulti che hanno visto lo spettacolo hanno messo in discussione le loro stesse esperienze di vita, confrontandosi con i comportamenti a rischio che loro stessi hanno avuto da giovani.

Uno spettacolo che permette di connettere le generazioni in un dialogo aperto, senza sovrastrutture, testimone dell’approccio rilevante che il Teatro Officina può offrire al territorio.

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